Psicologo Online per Italiani all’estero

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Italiani all’estero: i problemi più comuni e l’aiuto di uno psicologo online

Sempre più spesso negli ultimi anni un numero crescente di italiani, giovani e meno giovani, ha preso la decisione di andare a lavorare e vivere all’estero. Migliori opportunità lavorative, maggiori possibilità di coltivare i propri sogni di realizzazione personale e di carriera, aspettative di una migliore qualità di vita, sistemi di welfare più efficienti ed equi: questi ed altri ancora i motivi più citati dai connazionali che hanno scelto di trasferire la loro residenza e il centro della loro vita e del loro lavoro all’estero.

Di solito le aspettative di un miglioramento complessivo della qualità di vita sono piuttosto elevate. In genere molte di queste attese sono abbastanza soddisfatte. Tuttavia, trasferirsi in un altro paese è un’operazione ad alto rischio psicologico ed emotivo e chi l’ha già fatto lo sa bene. Le preoccupazioni e le difficoltà, per certi versi inevitabili, legate a un cambio di vita così radicale, possono rappresentare una sfida non di poco conto per l’equilibrio fisico e psicologico di una persona. Inoltre, non sempre tutte le sfide che si dovranno affrontare sono valutate con sufficiente attenzione o con una adeguata conoscenza delle eventuali criticità che si incontreranno, con il rischio di provocare un disagio psicologico più o meno profondo o, talvolta, di aggravare un equilibrio emotivo già fragile in partenza.

 

Ma quali sono i problemi più comuni e più sfidanti che una persona si trova a dover affrontare quando si trasferisce all’estero?

L’adattamento culturale

Anche se ci si trova nel paese o nella città in cui si è sempre sognato di andare a vivere, o nella quale ci si è recati magari in vacanza diverse volte in precedenza, è inevitabile dover fare i conti con lo stress determinato dalle differenze culturali o dalle barriere linguistiche. È comune tra gli espatriati un senso di angoscia o di estraneità che a volte può protrarsi per un lungo tempo prima di risolversi. D’altronde, non sempre una persona che si trasferisce si trova nella condizione di conoscere la cultura e la lingua locali e, ad esempio, il processo di apprendimento della lingua può essere frustrante e difficoltoso. Allo stesso modo la cultura locale può essere talmente differente da quella di origine da imporre un cambio anche radicale alle proprie usanze e abitudini. Banalmente anche il cibo può essere una fonte di disagio, soprattutto quando è molto differente da quello del proprio paese di origine.

Un modo per fronteggiare le problematiche relative all’adattamento culturale può essere quello di assumere più attivamente l’atteggiamento dell’esploratore: mantenere viva un’autentica curiosità per il luogo in cui ci si trasferisce e, allo stesso tempo, tenere ben presenti le differenze con la propria cultura e il proprio contesto di origine.

Illusioni e delusioni

Come già detto, è molto facile crearsi aspettative fantasiose e irrealistiche sull’opportunità di “azzerare” la propria vita e ripartire da capo una volta che si sarà compiuto il grande passo del trasferimento all’estero. Crearsi delle illusioni è tanto più facile quanto più la propria vita quotidiana in patria è frustrante o risente di limitazioni in larga parte determinate da se stessi. L’aspettativa di nuove eccitanti avventure o di nuovi amici o di fuggire dalla propria routine può essere molto forte e l’impatto con le difficoltà della vita da espatriato può in realtà essere molto doloroso. Le illusioni sono alimentate dai sogni, ma una decisione così importante come quella di cambiare la propria vita per ricominciare daccapo in un altro paese può essere sostenuta adeguatamente solo da un vero e proprio progetto, più che da un sogno. Il “risveglio” può essere molto traumatico e fonte di dispiacere, ansia e veri e propri stati depressivi.

Come prevenire le delusioni? Evitando le illusioni, prima di tutto. Operativamente ciò significa trasformare il più rapidamente possibile i propri sogni in progetti. Un progetto si distingue da un sogno per la sua concretezza: un progetto è fatto di piani e di scadenze, un sogno è irreale e indefinito, per quanto affascinante possa essere.

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Solitudine e malinconia

Ricostruire una vita sociale in un altro paese può essere un’esperienza molto sfidante e a volte complicata. Se non si hanno o non si sono già costruiti dalla madrepatria un numero sufficiente di contatti, è inevitabile nel primo periodo soffrire di solitudine o sentire un forte senso di isolamento. A seconda della cultura del luogo, delle abitudini, dei rituali sociali, costruire una rete solida di conoscenze e di amicizie può non essere facile. Inoltre, a questo si aggiunge anche la lontananza dalla propria famiglia: per le culture nelle quali il rapporto con la famiglia è spesso molto intenso, come in Italia, la separazione fisica può essere fonte di grande sofferenza. La grande distanza dagli affetti più importanti può portare a vissuti di grande tristezza o depressione e rendere particolarmente pesante e faticoso qualsiasi atto altrimenti normale della vita quotidiana.

Un buon modo per affrontare il periodo di ricostruzione di una vita sociale nel nuovo paese è quello di partire dalla cerchia più stretta di frequentazioni: i condomini, il negozio vicino casa, i luoghi di studio o di lavoro. Inoltre, è bene coltivare e curare i legami di amicizia presenti nel paese di origine in modo da poter avere una buona rete di sostegno se pure a distanza. Impegnarsi a mantenere vive le proprie relazioni affettive nel paese di origine può essere una fondamentale base di appoggio mentre si costruiscono nuovi rapporti nel luogo in cui ci siamo trasferiti

Riempire il vuoto

Molto spesso chi si trasferisce in un nuovo paese cerca di reagire allo smarrimento e al disorientamento iniziale riempiendosi di cose da fare: appuntamenti, incontri, feste, party, corsi, etc. L’urgenza di socializzare è spesso molto alta e il timore di stare da soli con se stessi incombe come uno spauracchio da evitare ad ogni costo. In questo modo, diventa facile tirare la corda, soprattutto dal punto di vista fisico, e la stanchezza e lo stress finiscono per incidere sullo stato psicologico ed emotivo determinando irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione e bruschi cambiamenti d’umore.

Cambiare paese può essere una buona occasione per stare in compagnia della persona che più di tutte tendiamo ad evitare nella vita: noi stessi. Possiamo anche spingerci il più lontano possibile dal luogo in cui siamo nati e cresciuti, ma sempre avremo a che fare con noi stessi e con la nostra difficoltà di “farci compagnia”. Approfittare di un importante trasferimento per fare i conti con questo tema può essere un’occasione preziosissima.

Disagio preesistente

Quando si cambia paese, infatti, si può lasciare tutto tranne che se stessi. Inevitabilmente quando ci si trasferisce si portano con se anche tutti i disagi o le problematiche irrisolte che già rendevano difficile e complicata la vita nel paese d’origine. In ogni caso, la stabilità mentale e psicologica in un momento così determinante come quando si cambia paese è fondamentale. Infatti, non è raro che un disturbo preesistente si acuisca o peggiori sensibilmente quando si affronta un evento inevitabilmente stressante come un trasferimento. Peraltro, la possibilità di ricevere un aiuto professionale all’estero non è spesso a portata di mano: il costo di un sostegno psicologico è quasi sempre molto elevato all’estero e anche le possibilità di trovare un professionista che parli la nostra stessa lingua può essere complicato.

Il grande sviluppo dei mezzi di comunicazione consente oggi di raggiungere chiunque da qualunque parte del globo. Anche le cure psicologiche e la psicoterapia hanno modificato notevolmente le loro regole per adeguarsi ai cambiamenti e oggi è relativamente comune seguire un percorso di cura via Skype o Wapp. L’efficacia del trattamento non risente della modalità a distanza e molto spesso una relazione terapeutica con uno specialista della madrepatria che sappia lavorare online può essere di grande aiuto nel percorso di adattamento ad una nuova vita in un nuovo paese.

Liberamente tratto da: https://www.internations.org/magazine/let-s-talk-mental-health-expat-challenges-39889

 

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