Problematiche persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI)

Problematiche persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI)Negli ultimi due decenni si è verificato un importante aumento della consapevolezza pubblica e scientifica sulle vite e sulle problematiche specifiche delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI).

I mutamenti sociali che sono avvenuti nello stesso tempo hanno modificato alcuni importanti aspetti dell’esistenza delle persone LGBTQI, determinando alcuni miglioramenti nelle loro condizioni di vita. Sono infatti cambiate le condizioni politiche e di diritto e sono state abbattute alcune importanti barriere che ostacolavano la piena partecipazione alla vita sociale.

Tuttavia, le persone LGBTQI rimangono tra quelle più a rischio per lo sviluppo di disturbi mentali, di psicopatologie e di disagio esistenziale e psicologico.

La fragilità delle persone LGBTQI è particolarmente critica negli adolescenti che si riconoscono in un’identità differente rispetto a quella della maggior parte dei loro pari. L’adolescenza è di per sé un periodo complesso per la salute psicologica: molti disturbi mentali esordiscono durante questa fase della vita. Inoltre, nel mondo occidentale e negli ultimi decenni, i confini temporali del periodo adolescenziale hanno subìto considerevoli oscillazioni, sino a collocarne il termine ultimo quasi alla soglia dei trent’anni.

Il risultato principale di ciò è stato di ampliare il periodo di esposizione al rischio psicopatologico.

Un adolescente omosessuale o transgender si trova a fronteggiare, molto spesso e pur non volendolo, una quantità considerevole di vere e proprie battaglie con il “resto del mondo”: la propria famiglia e le aspettative “tradite”, gli altri pari e la difficoltà di affermarsi pienamente, l’assenza di punti di riferimento autorevoli nei quali potersi identificare liberamente, la scuola con i suoi canoni “normotici”, gli ambienti sportivi, ricreativi e di socializzazione, nei quali difficilmente è contemplata la differenza. Non troppo diversamente, problematiche speculari si affacciano nell’età anziana: l’aver abitato per lungo tempo un mondo largamente inospitale, finisce per insinuare la convinzione che la solitudine sia l’unica condizione possibile e che, in ogni caso, il suo sapore non possa che essere amaro.

Per quanti passi avanti siano stati fatti a livello culturale, è ineliminabile il dato di fatto che una divisione del mondo in “categorie” polarizza lo scontro e finisce per fare di ogni possibile incontro un campo di battaglia, con due sole possibilità: vincere o perdere. In un mondo così strutturato, ogni minoranza finisce o per perdere o per dipendere dalle concessioni dei “vincitori”, di quelli che, con la forza dei numeri, stanno dalla parte “giusta”.

Il problema delle identità o degli orientamenti differenti riguarda tutti, nella misura in cui chi priva qualcun altro di libertà e possibilità, implicitamente le nega a sé stesso.

Costruire muri restringe l’orizzonte di chi li edifica e non quello di chi ha, in ogni caso, almeno la possibilità di immaginarselo.

La psicoterapia con le persone LGBTQI consiste soprattutto in un percorso volto a porre sé stessi al centro della propria esistenza: scoprire e valorizzare le risorse personali anche nella solitudine; sentirsi e farsi portatori di valore prima di tutto per se stessi, a prescindere dal riconoscimento altrui; sperimentare la preziosità della propria diversità e, infine, riconoscersi pienamente il diritto ad un’esistenza autentica.

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